immobili fantasma

Dalla ricognizione dei fabbricati non registrati al Catasto (fantasma) effettuata dall’Agenzia del Territorio a tutto il 2011 sono state rilevate n. 1.081.698 unità immobiliari mai accatastate sia residenziali (abitazioni e autorimesse) che non residenziali (negozi, magazzini, capannoni ecc.). La provincia capolista è quella di Napoli con circa 37.000 unità. Vi è da dire che dentro questi numeri ci sono anche le unità denunciate “spontaneamente” dai proprietari.

Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio rimane circa un milione di fabbricati di cui manca regolare dichiarazione al catasto, a questi sarà possibile attribuire la rendita presunta.

Il dato che non si è ancora in grado di conoscere è se l’immobile non accatastato sia stato costruito in assenza e/o difformità dal permesso di costruire, ma per questo i Comuni, che dispongono delle informazioni sia sulle particelle catastali che sui permessi e titoli edilizi potranno avviare azioni ricognitive, risalendo così con estrema facilità agli eventuali autori degli abusi edilizi.

 

 MISURE STRAORDINARIE OPPORTUNE PER L’AGGIORNAMENTO CATASTALE

 Mario Romagnoli e Alberto Troianiello, UPPI Latina.

L’articolo 19 del decreto legge 78/2010 e la legge di conversione 30-07-2010 n.122,  nel quadro di misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, richiedono la dichiarazione di aggiornamento catastale per gli immobili non già regolarmente risultanti nel catasto stesso entro il 31-12.2010. Il fine fiscale è espressamente dichiarato nel loro testo ed è quindi il motivo primario dei provvedimenti più che l’intento della corretta condizione e corrispondenza del catasto alla realtà degli immobili. La dichiarazione richiesta peraltro assume un sostanziale carattere di autodenuncia per tutte quelle opere che siano state realizzate senza le necessarie e specifiche autorizzazioni comunali. Ne deriva il fatto che pochi proprietari interessati hanno ottemperato sino ad oggi e non risulta che i più abbiano intenzione di ottemperare nei termini prescritti.

Questo comporta che l’esito di ritorno economico per lo Stato potrà essere assai ridotto mentre invece emerge una certo timore e preoccupazione per i cittadini interessati. Sembra opportuno che i provvedimenti di legge risultino per quanto possibile accettabili senza pesanti conseguenze sui cittadini ed in effetti concretizzabili per non perdere il motivo della loro assunzione. Ne è esempio recente lo scarso effetto raggiunto dal così detto Piano Casa dello Stato tradotto poi dalle Regioni in provvedimenti del tipo Misure straordinarie per il settore edilizio e per l’edilizia residenziale sociale sia per la sovrapposizione e contrasto di competenze Stato – Regioni sia comunque per la difficile possibilità di applicazione. Nel caso in oggetto di richiesta regolarizzazione catastale è altrettanto chiara la difficoltà di concretizzazione. Non è logico pensare che la risoluzione possa derivare dal ricorso dei proprietari all’art 36- accertamento di conformità- del D.P.R 380/2001, sia per la necessità della doppia conformità’ al passato ed al presente, condizione inapplicabile per i casi di irregolarità totali o gravi connesse in genere con l’abusivismo maggiore, sia con la elevata onerosità dell’oblazione pari in genere al doppio del contributo di costruzione per i casi ammissibili. Non sembra neppure logico lasciare che le cose si protraggano a lungo od indefinitamente in condizione di incertezza, confusione e diffuso degrado così come più in generale per l’abusivismo non sanato. Può essere quindi opportuno ed auspicabile per il presente caso di richiesta di regolarizzazione catastale un provvedimento mirato del tipo di Misure straordinarie che induca i proprietari interessati ad adempiere senza il timore delle conseguenze di automatica autodenuncia o con condizioni meno onerose per la regolarizzazione edilizia con i Comuni. Provvedimento che che nel caso di ampia risoluzione, certamente da condursi con attenzione al possibile, dovrebbe risultare dal concorso di Stato e Regioni mentre nel caso di minore rilevanza potrebbe risultare dalla combinazione di differimento di termini e di revisione dell’art.36 sopra detto per ridurne l’onerosità.

Se si può obiettare che il provvedimento indicato determinerebbe il perdono condizionato del grave complesso di pesanti e vergognosi affronti portati da cittadini al territorio e all’ambiente si può ricordare che similmente da parte di Stato, Regioni, Enti vari, con  una dissennata ed ampia costruzione di opere che avrebbero dovuto essere pubbliche come ospedali, scuole, aeroporti, tratti di strade, edifici direzionali complessi di vario genere, non terminati, o se terminati non utilizzati, senza che realmente non si possa comprendere quale ne fosse il fine o la logica, si è operato un rilevante complesso di insulti a territorio ed ambiente pure non rimediabili se non con provvedimenti decisi ed importanti, per di più con grande spreco di disponibilità di pubblico denaro.

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