testo unico – attività edilizia

DECRETO SVILUPPO E PICCOLI PROPRIETARI-

UPPI LATINA: Mario Romagnoli ed Alberto Troianiello.

 Il Decreto costituisce in molti punti un positivo avanzamento nel rapporto tra il Pubblico ed il Privato ed in particolare contiene argomenti di notevole interesse per i piccoli proprietari per i quali merita un approfondimento di nuove condizioni prodotte e ripropone  l’auspicio che il Pubblico assuma ulteriore coraggio sulla via della semplificazione della burocrazia e per la parità dei ruoli con il Privato, fatto apprezzabile per una saggia e lungimirante politica della casa  e di un rafforzato diritto dell’abitare

– La sostituzione apportata (art.5-2.3) all’art.5- 3 del Testo Unico delle disposizioni in materia edilizia -DPR 380/2001 e segg. del termine “dichiarazione” ad autocertificazione quando può essere il professionista ad attestare la conformità del progetto alle norme igienico sanitarie nel caso di interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali. La parola “tale”peraltro rimane un motivo di dubbio perchè non risulta chiaro, almeno ai burocrati, se si riferisca agli interventi residenziali di cui sopra o sia valido per qualsiasi inervento costruttivo, dubbio che sarebbe opportuno eliminare imponendo la validità generale che in effetti non ha motivo di essere esclusa.

Nel tema peraltro sarebbe da capire la differenza sostanziale tra i termini dichiarazioni, attestazioni, autocertificazioni che per quanto possa apparire poco importante produce talvolta il rigetto di atti per uso di un termine in luogo dell’altro.

– La nuova stesura (5-2.3) dell art.20 del Testo Unico rafforza positivamente il principio del contraddittorio Pubblico/Privato nella procedura per il Permesso di Costruire ed ancor più positivamente introduce il silenzio-assenso in caso di mancata risposta nei termini.Si attua cos’ un principio che l’UPPI ha avanzato sin dal Congresso di Reggio Calabria del 2003. Purtroppo esclude i casi di esistenza di vincoli ambientali paesaggistici o culturali. In cui in assenza di risposta nei termini vale il silenzio rifiuto. Certamente tali casi hanno una loro complessita’ e tendono a proteggere valori importanti ma si deve giungere a stabilire che comunque il cittadino deve avere risposta, con forma interlocutoria se mai, ma risposta. Inoltre è il momento che il Pubblico metta ordine nei suoi diversi organismi.  Riprendendo il comma 2.3).3 nei sessanta giorni assegnati al responsabile dell’istruttoria nei quali egli deve acquisire tramite lo sportello unico i pareri e gli atti prescritti e nella eventuale conferenza di servizi di cui 2-3).10 occorre dare maggiore incidenza alla necessità che gli altri enti od organismi si esprimano chiaramente senza escogitare motivi per sottrarsi al loro obbligo.Questo sarebbe e deve essere l’impegno del Pubblico nel momento in cui si tende a assegnare più pienamente il proprio diritto al privato e del resto come è apparso dalla volontà popolare di affermazione di sé nei recenti referendum. La nuova stesura dell’art.20 mantiene, come in effetti previsto da leggi e normative vigenti, la possibilità che atti di assenso o pareri favorevoli necessari al procedimento possano essere prodotti direttamente dal interessato, e forse il momento di modificare tali leggi e normative per escludere tale possibilità ed assegnare pienamente ed esclusivamente al Comune, in particolare allo sportello unico, l’esame e l’accertamento di regolarità e rispondenza a vicoli e prescrizioni. Unico interlocutore per evitare sovrapposizioni di organismi diversi, spesso confusi e talora poco efficienti, a volte anche pervasi da forme di prepotenza se pur inconscia, spesso tali da costituire procedure ulteriori e ricorsi pesanti, comunque lontani dal cittadino.Semplificazione delle procedure come richiedono pressantemente le parti sociali in particolare negli incontri concordati con Governo e con Opposizione. Nell’attesa di questo, come sono previste (2-3) 13) punizioni si specifiche per false dichiarazioni, attestazioni, asseverazioni dei privati,. si deve giungere a punizioni per mancanze, omissioni, ritardi ingiustificati del Pubblico.

– La specificazione (2-5)) delle violazioni di altezza, distacchi, cubatura superficie coperta che se inferiori al 2% non sono parziale difformità dal titolo abilitativo, anche riprendendo normative già introdotte da diverse Regioni, migliorano certamente il contenuto dell’art.34 del DPR 38° sull’accertamento di conformità ma poco incidono su tale contenuto nei confronti del grave e vasto problema dell’abusivismo esistente.Abusivismo che certo è stato ed è esecrabile e punibile ma non può subire una cristallizzazione eterna di costruzioni irregolari,spesso mal messe, scollegate dai servizi, male insistenti sul territorio per la mancanza di urbanizzazione definita, in effetti escluse da provvedimenti di tutela dell’edilizia esistente e del territorio verso calamità naturali (sismiche,atmosferiche), costituente esso stesso per degrado ed abbandono un sorta di calamità.

Tale abusivismo, come già l’UPPI sostiene sin dallo stesso Congresso di Reggio Calabria e più di recente con interventi dell’UPPI di Padova, richiede un articolato modo di risoluzione, differenziato nei casi in funzione dell’impatto sull’ambiente ma anche ma anche in funzione della qualità dell’abitare dei cittadini che vi abitano che a fronte del mancato rispetto delle normative edilizie sono titolari di diritti umani che vengono affermati dovuti a tutti come sono infatti riconosciuti  anche ai carcerati. Del resto altrettanto riprovevole del mancato rispetto del mondo dell’abusivismo appare la incredibile  dissennata produzione di costruzioni di ogni tipo da parte dello Stato, Regioni, Enti Pubblici vari,  che senza necessità effettiva alcuna, senza programmazione, senza giustificazione, hanno disseminato il Paese di ospedali, aeroporti, tratti di strade, edifici direzionali vari, che non servono a nulla, che in effetti era prevedibile non sarebbero serviti a nulla, con grande dispendio di pubblico denaro, fatto assi riprovevole per gli amministratori responsabili raramente sino ad ora puniti per tali gravi mancanze, e che determinano un  insulto all’ambiente paragonabili all’abusivismo.

– 2-7).b. Apporta alcune variazioni alla legge 241/1990, con la prima riduce a 30gg. in materia edilizia il termine di intervento di divieto del Comune avverso la SCIA, con la seconda precisa che per gli interventi conseguibili con DIA per la quale richiama espressamente il T.U. dell’edilizia, oggi quindi SCIA per quanto sembra di potersi  ritenere, sono esclusi i casi in cui siano alternativi o sostitutivi del permesso di costruire e che la SCIA non sostituisce le autorizzazioni  o nulla osta delle amministrazioni preposte alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale ove le Regioni avessero esteso tale possibilità alla DIA. In effetti esprimendosi in maniera alquanto confusa circa la attuale situazione di subentro di SCIA a DIA, maniera che sarebbe opportuno risolvere per la migliore comprensione da parte dei Piccoli Proprietari certamente interessati alla nuova procedura così come già  si è espresso tempestivamente il collega Ing. Morini della C.U. UPPI.

– Al comma 3.9 il Decreto stabilisce che entro 66 gg. dalla conversione in Legge le Regioni approvino leggi specifiche per incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente nonché per la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti disorganizzati o incompiuti nonché di edifici a destinazione non residenziale dimessi o in via di dismissione ovvero da ricollocare.  Tali leggi anche con interventi di demolizione e ricostruzione prevedono: volumetrie aggiuntive premiali, delocalizzazione in aree diverse, modifiche di sagome per armonizzazione agli organismi edilizi esistenti, escludendo edifici abusivi, centri storici od aree ad inedificabilità assoluta. Per il caso di ritardo degli adempimenti regionali è stabilita la realizzabilità di quanto stabilito dallo Stato, le quantità di volumetria e superficie premiali, le  modalità esecutive e di presentazione dei progetti con assverazione del professionista che assume quindi una più elevata funzione e responsabilità.  E’ evidente l’interesse per i piccoli proprietari alla concretizzazione di queste previsioni, sorge peraltro il dubbio che ciò possa risultare  difficilmente realizzabile in funzione della competenza preminente delle regioni in materia urbanistica, come già accaduto in recente passato per il Piano Casa, dove le Regioni non agiscano di conseguenza anche se appare positivamente  che in parte esse già trattino la materia delle delocalizzazioni e volumetrie premianti e si adeguino alle indicazioni statali . Tuttavia al di là dell’eventuale scontro tra Stato e Regioni, rimane sempre il fatto che la ostinazione di voler cristallizzare indefinitamente il problema dell’abusivismo riduce notevolmente le auspicate possibilità di razionalizzazione dell’edilizia comunque esistente e la riqualificazione effettiva di molte aree urbane degradate. Vero è che alcune Regioni già avvertono in maniera incerta e in un certo senso dissimulata la necessità di affrontare ed anche risolvere alcuni problemi di abusivismo minore, senza profferire il termine che ancora appare all’indice ma procedendo con formulazioni varie per consentire possibilità prima alquanto dubbie, questo sia in leggi regionali urbanistiche di carattere coordinato, sia inserendo interpretazioni affermate autentiche e modificazioni spesso alquanto complicate nelle nuove stesure dei Piani Casa comunque denominati, ancor più quindi evidenziando l’opportunità e la necessità di affrontare il problema con chiarezza, individuando situazioni possibili e graduando le possibili soluzioni. Sicuramente con soddisfazione dei cittadini in generale e dei Piccoli Proprietari più in particolare.

MISURE STRAORDINARIE OPPORTUNE PER L’AGGIORNAMENTO CATASTALE

 Mario Romagnoli e Alberto Troianiello, UPPI Latina.

 L’articolo 19 del decreto legge 78/2010 e la legge di conversione 30-07-2010 n.122,  nel quadro di misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, richiedono la dichiarazione di aggiornamento catastale per gli immobili non già regolarmente risultanti nel catasto stesso entro il 31-12.2010. Il fine fiscale è espressamente dichiarato nel loro testo ed è quindi il motivo primario dei provvedimenti più che l’intento della corretta condizione e corrispondenza del catasto alla realtà degli immobili. La dichiarazione richiesta peraltro assume un sostanziale carattere di autodenuncia per tutte quelle opere che siano state realizzate senza le necessarie e specifiche autorizzazioni comunali. Ne deriva il fatto che pochi proprietari interessati hanno ottemperato sino ad oggi e non risulta che i più abbiano intenzione di ottemperare nei termini prescritti.

Questo comporta che l’esito di ritorno economico per lo Stato potrà essere assai ridotto mentre invece emerge una certo timore e preoccupazione per i cittadini interessati. Sembra opportuno che i provvedimenti di legge risultino per quanto possibile accettabili senza pesanti conseguenze sui cittadini ed in effetti concretizzabili per non perdere il motivo della loro assunzione. Ne è esempio recente lo scarso effetto raggiunto dal così detto Piano Casa dello Stato tradotto poi dalle Regioni in provvedimenti del tipo Misure straordinarie per il settore edilizio e per l’edilizia residenziale sociale sia per la sovrapposizione e contrasto di competenze Stato – Regioni sia comunque per la difficile possibilità di applicazione. Nel caso in oggetto di richiesta regolarizzazione catastale è altrettanto chiara la difficoltà di concretizzazione. Non è logico pensare che la risoluzione possa derivare dal ricorso dei proprietari all’art 36- accertamento di conformità- del D.P.R 380/2001, sia per la necessità della doppia conformità’ al passato ed al presente, condizione inapplicabile per i casi di irregolarità totali o gravi connesse in genere con l’abusivismo maggiore, sia con la elevata onerosità dell’oblazione pari in genere al doppio del contributo di costruzione per i casi ammissibili. Non sembra neppure logico lasciare che le cose si protraggano a lungo od indefinitamente in condizione di incertezza, confusione e diffuso degrado così come più in generale per l’abusivismo non sanato. Può essere quindi opportuno ed auspicabile per il presente caso di richiesta di regolarizzazione catastale un provvedimento mirato del tipo di Misure straordinarie che induca i proprietari interessati ad adempiere senza il timore delle conseguenze di automatica autodenuncia o con condizioni meno onerose per la regolarizzazione edilizia con i Comuni. Provvedimento che che nel caso di ampia risoluzione, certamente da condursi con attenzione al possibile, dovrebbe risultare dal concorso di Stato e Regioni mentre nel caso di minore rilevanza potrebbe risultare dalla combinazione di differimento di termini e di revisione dell’art.36 sopra detto per ridurne l’onerosità.

Se si può obiettare che il provvedimento indicato determinerebbe il perdono condizionato del grave complesso di pesanti e vergognosi affronti portati da cittadini al territorio e all’ambiente si può ricordare che similmente da parte di Stato, Regioni, Enti vari, con  una dissennata ed ampia costruzione di opere che avrebbero dovuto essere pubbliche come ospedali, scuole, aeroporti, tratti di strade, edifici direzionali complessi di vario genere, non terminati, o se terminati non utilizzati, senza che realmente non si possa comprendere quale ne fosse il fine o la logica, si è operato un rilevante complesso di insulti a territorio ed ambiente pure non rimediabili se non con provvedimenti decisi ed importanti, per di più con grande spreco di disponibilità di pubblico denaro.

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